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26 February 2014

The Milan Fashion Week Final Balance


Even the Milan Fashion Week Autumn Winter 2014 has come to an end, but what were the most important facts that marked the week and which trend will actually mark the next cold season?

Anche questa Milano Fashion Week autunno inverno 2014 è giunta alla fine, ma quali sono stati gli episodi ed i fatti più importanti che hanno scandito la settimana e quali effettivamente lasceranno un segno nella prossima stagione fredda?

Gucci FW 2014
Gucci FW 2014


Welcome to Italy: the luxury brand supermarket


Let's start by looking at with the "power games": first of all, the cessation of the activity of Gianfranco Ferré by the Dubai based company Paris Group. A very sad news, especially if we consider the recent exhibition that the Textile Museum of Prato dedicated to the great architect of Italian fashion.
As if that were not enough, also Krizia fashion house announced that the company will be sold to the Chinese Shenzhen Marisfrolg Co. Ltd owned by Mrs. Zhu ChongYun, the businesswoman who since 1993 has built a financial empire based on her passion for beauty, and who will become the Chairman of the Board and the creative director of the fashion house. Mrs. Mariuccia Mandelli (aka Krizia) said "My team and I are delighted to have found in Mrs. Zhu ChongYun a successor to our work. She has strenght and talent and is willing to lead Krizia's idea of fashion, made of visionary research and immense creativity". Needless to say, I really hope that the iconic Krizia tigers and panthers of the past will come back to roar, even if I'm sure things will never be the same again.
After a bad news there's always a good news, infact, a few minutes before the fashion show of Marco De Vincenzo it was confirmed that he French luxury giant LVMH bought a substantial minority stake (45 %) of the young Italian brand. As the designer himself said: "The sale is the only way that can make me grow without falling into traps, making the right choices and not just those I can afford". In the fashion business many people would argue this type of financial operations, deeming them necessary to mantain the excellent standards of made ​​in Italy products.
So, considering all the billionaires who live in Italy, I wonder why there isn't anyone who wants to emulate groups like LVMH and Kering, trying to keep Italian things in Italy.
I'd like to explain that my point of view transcends the pride of being Italian and it came from the sad and shameful truth that Fashion in Italy is not considered as a resource yet, and unfortunately only Italian politicians do not believe in its power and potentials.

Iniziamo subito con i cambi di trono e i giochi di potere, primo tra tutti l'annuncio dell'azienda Paris Group di Dubai che cessa definitivamente l'attività del marchio Gianfranco Ferré. Una notizia triste che ha un sapore amaro, soprattutto se pensiamo alla recente retrospettiva che il Museo del Tessuto di Prato ha dedicato al grande architetto della moda italiana.
Come se non bastasse, a chiusura della fashion week giunge anche la notizia riguardante la cessione di Krizia all'azienda cinese Shenzhen Marisfrolg Co. Ltd di Mrs. Zhu ChongYun, la donna d'affari che dal 1993 ha costruito un impero finanziario basato sulla sua passione per il bello e che da aprile diventerà Presidente del Board e direttore creativo della maison italiana. Tra i commenti a caldo, Mariuccia Mandelli dice "Siamo felici di aver incontrato Mrs. Zhu, con cui mi sono trovata subito in profonda sintonia. Penso che abbia la forza e il talento per continuare al meglio il nostro lavoro e portare Krizia a raggiungere nuovi successi nel mondo". Inutile dire che spero veramente la tigre e la pantera di un tempo tornino a ruggire, anche se sono convinto non sarà mai davvero come prima.
Rimanendo in ambito finanziario, è stato confermato a pochi minuti dalla sfilata di Marco De Vincenzo l'acquisto di una sostanziosa quota di minoranza (45%) del marchio del giovane stilista italiano da parte del colosso francese del lusso LVMH. Come sostiene lo stesso stilista, "la vendita è l'unico modo per poter crescere senza cadere in trappole ed errori, facendo le scelte più giuste e non solo quelle che ci si può permettere". Nel business della moda molti sostengono questo tipo di operazioni finanziarie, ritenendole necessarie per garantire gli standard d'eccellenza della produzione made in Italy, ma allora mi chiedo, possibile che con tutti i milionari esistenti in Italia, non ce ne sia uno in grado di emulare gruppi fortissimi come Kering e LVMH cercando così di mantenere italiano ciò che è italiano?
Voglio precisare che questa osservazione trascende dal becero campanilismo, e nasce da una vergognosa e triste verità sotto gli occhi di tutti da fin troppo tempo ormai: nel nostro paese la moda non è ancora considerata una risorsa, e crisi o non crisi, siamo gli unici a non crederci.

Marco De Vincenzo FW 2014
Marco De Vincenzo FW 2014


M as Moschino or McDonald's?


Finally, after several months since the spread of the news on fashion magazines, Jeremy Scott succeeded to Rossella Jardini as creative director of Moschino. The change didn't pass unnoticed, infact in the following days after the show the most popular question that ran across Milan was : "Did you see the Moschino fashion show?", followed by answers such as "Jeremy Scott is a genius!" or "Terrible, who will ever dare to wear a McDonald's uniform?".
I personally believe that Jeremy Scott is the spiritual heir of Franco Moschino due to his pungent contemporary irony. He brought a great breath of fresh air in a style office which merely repeated the same themes since the death of the founder. As concerns the criticized and praised McDonald's/Moschino logo, I think it is a very funny idea, but not so new as many people may think. It seems that the fashion world has a short memory, have you already forgotten about the avant-garde style of Anna Piaggi?

Finalmente dopo qualche mese dall'annuncio ufficiale, l'irriverente stilista americano Jeremy Scott ha assunto il ruolo di direttore creativo per la maison Moschino, succedendo a Rossella Jardini. Un cambio di guardia che non è passato affatto inosservato, basti pensare che nei giorni successivi la domanda più gettonata che correva in tutta Milano fosse: "Hai visto Moschino?", seguita da espressioni come "Che genio JS!" oppure "Terribile, chi se lo metterà mai un abito da cameriere del McDonald's!?".
Personalmente posso dire di aver visto la sfilata (in streaming) e senza molti giri di parole ritengo che Jeremy Scott sia il vero erede spirituale di Franco Moschino grazie alla sua pungente ironia contemporanea e all'ispirazione proveniente dalle strade di New York; ha portato una grande boccata d'aria fresca in un ufficio stile che si limitava a riproporre sempre gli stessi temi che hanno fatto la storia del brand. Per quanto riguarda le critiche o le lodi intessute da stampa e colleghi sulla reinterpretazione del logo della famosa catena americana di fast food, ritengo sia un'idea molto divertente, ma non poi così nuova e geniale come molti credono. Sembra che il mondo della moda abbia la memoria corta, davvero vi siete già scordati le mise avant-garde di Anna Piaggi? Scusate per la mia personale "fashion meme", ma la battuta mi sembra più che giustificata no?!

Fashion Meme: Jeremy Scott for Moschino FW 2014 collection inspired to McDonald's logo VS Anna Piaggi wearing an original McDonald's vest in a portrait by Marco Glaviano in 2010
Fashion Meme: Jeremy Scott for Moschino FW 2014 collection inspired to McDonald's logo VS Anna Piaggi wearing an original McDonald's vest in a portrait by Marco Glaviano in 2010

The Other World


The words "Fashion Week" and "performance" usually go hand in hand, especially when the scenic design of the fashion shows brings the viewer into another reality as in the case of Roberto Cavalli, who made his models dancing around the sacred fire of fashion, evoking the imagery of wild beauty with animal prints, furs and fringe.
The duo Dolce and Gabbana preferred to set the show in an enchanted forest where the characters are an hybrid between the protagonists of Russian fairy tales and their Sicilian memory, imagining a magnificent, precious and ultra-decorated collection that winks to the excessive taste of the Eastern Europe.
Finally Fendi that took us into the future, somewhere between Avatar and Tron, presenting the show streamed through the bionic eye of high-definition cameras installed on some drones that fly around the room. Another way to break the barrier between the fashion niche and the final consumer.

L'espressione "Settimana della moda" va a braccetto con la parola spettacolo, soprattutto quando le scenografie delle sfilate trasportano lo spettatore in un'altra realtà come nel caso di Roberto Cavalli, che nel tendone ai piedi dell'Arco della Pace fa "danzare" le sue modelle attorno al fuoco sacro della moda, evocando l'immaginario di una bellezza selvaggia con stampe animalier, pellicce e frange.
Il duo Dolce e Gabbana preferisce invece ambientare la sfilata in un bosco incantato i cui personaggi sono un ibrido tra i protagonisti delle fiabe russe e la loro Sicilia, immaginando una collezione ultra-decorata, preziosa e sfarzosa che strizza l'occhio al gusto eccessivo dell'est Europa con cappe matrioske e tempeste di brillanti.
Infine Fendi che ci proietta in un futuro a metà tra Avatar e Tron presentando la sfilata in streaming attraverso l'occhio bionico di telecamere ad alta definizione installate su alcuni droni che volano lungo la sala permettendo allo spettatore di scegliere l'inquadratura preferita. Un ulteriore modo per infrangere la barriera tra il settore di nicchia ed il consumatore finale.

Roberto Cavalli FW 2014
Roberto Cavalli FW 2014

Roberto Cavalli FW 2014
Roberto Cavalli FW 2014 
Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com)
Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com) 

Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com)
Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com) 

Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com)
Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com) 

Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com)
Dolce e Gabbana FW 2014 (photo: Alessandro Garofalo/indigitalimages.com)
Fendi drones
Fendi drones on the catwalks (photo: ansa.it)

Trend: luxury, colors and men


Analyzing the fashion trends for the coming winter, even in Milan (as in New York) many brands aim to the utmost and exclusive luxury, using high quality raw materials and the finest workmanship that go far beyond the concept of pret-a-porter, getting closer to high fashion and cutting out the average consumer as a consequence.
The key-colors of the season will be the pastels shades of Gucci and Ermanno Scervino (pale pink, canary yellow, baby blue, lilac and mint); the lime green of Giorgio Armani; the red flashes of Prada; the metallic colors (bronze, silver and gold), and finally the classic white, gray and black presented as plain color or in combinations of patterns ranging from leoprints to tartan.
As usual the silhouettes take inspiration from the twentieth century, this time it's the turn of the 60's and 70's, mixed with oversized knitwear and garments stolen from the male wardrobe such as the white shirt and tailored coats.

Passando all'analisi dei trend e della moda che ci aspetterà per il prossimo inverno, anche a Milano come a New York si conferma per molti marchi la tendenza di puntare ad un lusso estremo ed esclusivo, facendo leva su materie prime di elevata qualità e lavorazioni artigianali talmente raffinate che vanno ben oltre il concetto di pret-a-porter, avvicinandosi così all'alta moda e tagliando fuori del tutto la fascia dei consumatori medi.
Per le tendenze colore, dominano i pastelli di Gucci e Ermanno Scervino (rosa pallido, canarino, baby blue, lilla e menta); il verde lime di Giorgio Armani; gli sprazzi rosso fuoco di Prada; i colori metallici (bronzo, oro e argento), ed infine i classici bianco, grigio e nero, presenti un po' ovunque sia in tinta unita che in combinazioni di pattern che variano dall'animalier al pied de poule. Come al solito per le silhouette assistiamo ad un revival del XX secolo, questa volta è il turno degli anni 60 e 70, mixati con maglieria oversized, o addirittura capi rubati dal guardaroba maschile come l'immancabile camicia bianca e cappotti sartoriali.

Bottega Veneta FW 2014
Bottega Veneta FW 2014

Emporio Armani FW 2014
Emporio Armani FW 2014

Ermanno Scervino FW 2014
Ermanno Scervino FW 2014

Giorgio Armani FW 2014
Giorgio Armani FW 2014

Gucci FW 2014
Gucci FW 2014

Jil Sander FW 2014
Jil Sander FW 2014

Max Mara FW 2014
Max Mara FW 2014

N°21 FW 2014
N°21 FW 2014

Prada FW 2014
Prada FW 2014


Alessandro Masetti - The Fashion Commentator
Photo credits: vogue.it, ansa.it, style.com

4 comments:

  1. Un post denso e molto interessante. Mi è piaciuto molto quello che hai scritto su Moschino, concordo pienamente, mi permetto solo di aggiungere che sono mancati solo un po' i capi classici e di buona qualità che Franco Moschino sapeva inserire e mescolare con le gag più impensabili! Per il resto finalmente qualcosa di nuovo, con la sola "portabilità" ed il buon gusto si va poco lontano.
    Per quanto riguarda il made in italy sono qui che piango proprio come te. Dico solo questo: se io fossi multimiliardaria non aprirei MAI un'azienda in italia, probabilmente farei produrre in italia, potrei prendere un designer italiano, ma terrei sede e quartier generale ben lontani da qui. Del resto Bertelli ha spostato la sede di Miu Miu in Francia. Siamo un paese bello per le vacanze (ma anche in quel settore investiamo sempre peggio), ma per il resto vacche da mungere, prestatori d'opera e siccome siamo anche cari, bisogna cercare di tenere il livello alto, altrimenti si finisce diretamente nel terzo mondo. Buona giornata

    Cecilia

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  2. I big mi sono piaciuti quasi tutti quest'anno, ovviamente mi sono piaciuti via streaming!
    Devo dire che Gucci non mi delude mai, come Scervino (ah che bello, uno stilista che ho potuto ammirare dal vivo), Giorgio Armani, Max Mara e Dolce&Gabbana. Cavalli non era male, questa collezione non mi dispiace!
    Per quanto riguarda Moschino, è ovvio che non siano capi da indossare per andare al supermercato, ma si anche io non li ho trovati poi così innovativi..segue un filone lanciato anni prima!
    Di Ferré e Krizia ne avevo sentito parlare, mentre di Marco De Vincenzo non lo sapevo..eh questi francesi ci compreranno tutto prima o poi!

    XOXO

    Cami

    Paillettes&Champagne

    ReplyDelete
  3. Io personalmente ho adorato Moschino!

    The Cutielicious
    http://www.thecutielicious.com
    Federica

    ReplyDelete
  4. Wow che post! Mi hai fatto il riassunto delle puntate precedenti in un colpo solo e ne avevo proprio bisogno. Tra l'altro si legge tutto d'un fiato.
    Allora, sapevo anch'io di Ferré ed è una cosa che mi dispiace tantissimo. Non posso credere che il nome Ferré finisca nel nulla così. Una griffe tanto gloriosa con tutto quel materiale d'archivio avrebbe meritato qualcosa di più. Che poi non ho capito perché sia andato tutto in malora.
    D'accordo anche sulla tua riflessione in merito ai milionari italiani. Non credo che Arnault e compagni siano dei filantropi, quindi vuol dire che con la moda e con la bellezza si guadagna. La verità è che la maggior parte dei milionari italiani (non tutti ovviamente) preferiscono andare sul sicuro - magari intrallazzando con la politica - e prendersi pochi rischi.
    Per il resto Marco de Vincenzo spettacolo. Moschino è stata carina ma non posso dire mi abbia fatto impazzire. Forse Jeremy Scott è effettivamente il più adatto e ha anche portato un po' di aria fresca però credo che manchino lo spessore e il coraggio di Franco Moschino. La tua fashion meme è eccezionale. Ecco, la Piaggi avrebbe dovuto disegnare Moschino ;)

    Alessia
    ElectroMode

    ReplyDelete

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